IMPLANTOLOGIA

L’implantologia è la disciplina odontoiatrica che permette la sostituzione degli elementi dentali andati perduti attraverso l’inserimento di radici artificiali in titanio all’interno dell’osso.

Grazie ai numerosi studi sperimentali della scuola svedese del Prof. Branemark, intorno all’inizio degli anni ottanta l’implantologia assume il ruolo ufficiale di branca dell’odontoiatria.

Ricerche cliniche e sperimentali condotte dalla comunità scientifica per oltre 20 anni insieme all’incessante progresso tecnologico delle metodiche e dei materiali ci permettono oggi di poter ritenere questa metodica un trattamento sicuro ed ad alta percentuale di successo con oltre il 95% dei successi a 10 anni dall’intervento.  (per approfondire- trattamento implantare- Sidp)

COSA SONO GLI IMPIANTI

Gli impianti sono delle strutture in titanio il cui scopo è sostituire le radici dei denti naturali andati perduti. Una volta posizionati rimangono nell’osso interamente sommersi dalla gengiva. All’impianto si connette una struttura detta abutment che esce dalla gengiva il cui scopo è sostenere la corona definitiva esattamente come la radici danno sostegno ai denti naturali. (per approfondire- Impianto Dentario- SidP)

Impianto Bicon Spiegazione Impianto Bicon

COSA SIGNIFICA OSTEOINTEGRAZIONE

Il processo di osteointegrazione permette un forte legame tra la superfice ossea e l’impianto.

L’osteointegrazione è quel fenomeno biologico che permette all’impianto di integrarsi solidamente con l’osso del paziente. Il legame non è solo fisico, ma anche biologico, ovvero le cellule ossee del nostro organismo sono in grado di crescere sulla superfice dell’impianto e di legarsi a questa in maniera intima, questo grazie alle caratteristiche di biocompatibilità del titanio che non viene riconosciuto dal nostro corpo come un corpo estraneo ma come parte dell’organismo

QUALI IMPIANTI VENGONO MESSI NELLO STUDIO

Esistono numerosi tipi di impianti dentali, forse centinaia, ma solo pochi, cinque o sei, hanno una robusta storia di ricerca scientifica alle spalle e un continuo sistema di monitoraggio, studio e aggiornamento che li pone al vertice della moderna implantologia.

Tra questi pochi, la sistematica Bicon (www.bicon.it), partita da una intuizione semplice e originale si è distinta negli anni per un grande sviluppo, per caratteristiche biologiche e biomeccaniche costanti nel tempo e talmente importanti ed efficienti che tutte altre sistematiche implantari stanno avvicinandosi in maniera impressionante a questa. Gli ingegneri e i clinici Bicon sono infatti da decenni i fautori di molte delle innovazioni avvenute nell’implantologia.

Design Bicon

VANTAGGI DEGLI IMPIANTI BICON (utilizzati nel nostro studio sin dal 1994)

  • CONNESSIONE CONOMETRICA e SIGILLO BATTERICO
    La connessione tra l’impianto e la struttura sovrastante avviene con connessione conometrica. Non ci sono viti. Dal 1985 la connessione conometrica a 1,5° garantisce un comprovato sigillo batterico dell’interfaccia impianto-moncone, con un micro gap inferiore a 0,5 micron (millesimi di millimetro), il più basso tra tutti gli impianti al mondo. Il sigillo del sistema Bicon impedisce le infiltrazioni batteriche che possono causare infiammazione dei tessuti molli intorno all’impianto (unico certificato per questo dalla FDA negli USA), con possibili conseguenze non solo di perdita dell’osso intorno all’impianto, ma anche perdita dell’impianto stesso.

    Connessione Conometrica

  • DISEGNO A PLATEA O PLATEAU
    offre un’area di superfice superiore di almeno il 30% rispetto ad un impianto a vite delle stesse dimensioni e consente la formazione di osso haversiano maturo intorno alla piattaforma orizzontale, o platea, dell’impianto simile a corticale. Questo osso si forma ad una velocità superiore pari a 10-50 micron al giorno rispetto all’osso con crescita apposizionale intorno agli impianti senza plateau, il quale si forma ad una velocità inferiore pari a 1-3 micron al giorno.

    PlateaOsso Haversiano

  • SPALLA CONVERGENTE
    La spalla convergente permette una maggiore flessibilità al momento dell’inserimento dell’impianto e garantisce un’incredibile conservazione dell’osso. Essa inoltre assicura più spazio per l’osso al di sopra dell’impianto con conseguente supporto per le papille interdentali, migliorando l’estetica del profilo gengivale. Inoltre distribuisce meglio gli stress occlusali preservando l’osso crestale.

    Spalla Convergente

  • IMPIANTI CORTI (SHORT)
    Aumentano le possibilità di inserimento impiantare e riducono la necessità e procedure di innesti ossei. Quando è stata introdotta la sistematica Bicon nel 1985, la misura di 8,0 mm di lunghezza era considerata corta dato che la maggior parte degli altri impianti era di almeno 12-14 mm fino a 18-20mm. Da allora la filosofia Bicon ha portato a progettare impianti corti da 5,0 mm , 5,7 mm a 6,0 mm, tutti impianti di comprovata efficacia clinica. Semplificano il protocollo di lavoro. Funzionano.

    Impianti Corti BiconImpianto Corto Seno BiconNervo

  • IMPIANTI STRETTI (NARROW)
    Bicon ha già un impianto di 3,5 mm di diametro già dal 1985 e ora ha un impianto di 3,0 mm di diametro. Questi impianti facilitano il restauro degli incisivi laterali nel mascellare, così come degli incisivi inferiori. E grazie alla spalla convergente migliora la conservazione dell’osso crestale.

    Impianti NarrowIncisivo Inferiore BiconIncisivo Laterale Superiore

  • ALESAGGIO A BASSA VELOCITÀ
    La perforazione dell’osso a bassa velocità con 40 giri/minuto senza irrigazione rappresenta il protocollo chirurgico dal 1985. Esso ci permette di prelevare osso del paziente dagli alesatori in titanio per autoinnesto qualora ci fosse bisogno. La perforazione a bassa velocità è una delle caratteristiche esclusive del sistema impiantare Bicon.

    Recupero Osso

  • SUPERFICE IMPLANTARE
    Dal 1985, ogni impianto Bicon è stato sabbiato con allumina e passivato in una soluzione di acido nitrico. Dal 1988, è disponibile anche con un trattamento a base di fosfato di calcio.

  • CORONE IAC
    La corona Bicon IAC (integrated abutment crown) è una protesi senza cemento né viti, possibile solo grazie alla rotazione a 360° del moncone tipica degli impianti Bicon. L’alloggiamento del moncone Bicon non dipende unicamente dalla regolazione di una vite o da design antirotazione.

    IAC

VANTAGGI PROTESI SU IMPIANTI

  • Permette la sostituzione di uno o più denti senza dover intervenire o intaccare i denti vicino.
  • Eliminare le protesi mobili. Ovvero è possibile mettere denti fissi anche dove non sarebbe possibile non essendoci i denti. Importante nell’età avanzata.
  • Maggior sicurezza nel parlare e nel sorridere perché tutto è fisso. E quindi aumento delle qualità della vita.
  • Evitare il riassorbimento dell’osso continuando a stimolare in maniera attiva e continua la funzionalità della cresta attraverso la masticazione.
  • Maggior tonicità a livello dei muscoli facciali ovvero un viso più giovanile e naturale.

Impianto Singolo Sidpponte su impianti sidpprotesi completa sidp

QUANDO NON SONO INDICATI

  • FUMO. Il fumo è un nemico degli impianti come per i denti naturali. Può ostacolare l’integrazione ossea e può compromettere il successo nel lungo periodo.
  • CATTIVA IGIENE ORALE E MALATTIA PARODONTALE. In presenza di infezioni e infiammazioni della gengiva le percentuali di successo terapeutico e di sopravvivenza a lungo termine sono ridotte. Gli impianti, come i nostri denti, richiedono un’igiene orale accurata e una buona salute orale.La presenza di focolai batterici e di tasche gengivali devono essere risolti prima di mettere gli impianti.
  • MALATTIE GENERALI NON CONTROLLATE. Malattie che interessano l’organismo e che non sono sotto adeguato controllo farmacologico come il diabete, alcune malattie ematologiche, cardiopatie gravi o psicopatie gravi non consentono l’inserimento e il mantenimento degli impianti. L’assunzione di bifosfonati per gravi malattie, chemio e radioterapia controindicano l uso degli impianti.
  • QUANTITÀ E QUALITÀ OSSEA. La presenza di una certa quantità di osso, ovvero una cresta ossea che presenti un’altezza, uno spessore e una densità sufficiente a poter inserire e mantenere un impianto al suo interno risulta un fattore essenziale, anche se oggi grazie a nuove tecniche ,impianti corti e nuove superfici implantari il limite è molto basso.
  • CRESCITA SCHELETRICA NON ULTIMATA. Ovvero nei soggetti ancora adolescenti e comunque in crescita non ancora ultimata.
  • ASPETTATIVE NON REALISTICHE

SE OSSO È SCARSO COSA SUCCEDE

Durante la fase di studio e progettazione del caso la quantità di osso viene valutata con l’ausilio di esami radiografici quali radiografie endorali, ortopantomografia (panoramica) o una TAC della zona interessata (presente nel nostro studio). La sede dell’intervento viene così studiata raccogliendo un numero di dati sufficiente a poterla analizzare nelle tre dimensioni e con la massima precisione.

La mancanza di osso non va considerata una controindicazione assoluta.

In taluni casi infatti, nonostante la scarsità di osso, è possibile sottoporsi a interventi di rigenerazione delle creste ossee. In questo modo risulta possibile ricreare quelle dimensioni ossee andate perdute nel tempo e ristabilire una condizione ideale per l’inserimento degli impianti. La rigenerazione può essere eseguita insieme all’inserimento degli impianti e prevede utilizzo di biomateriali compatibili, di membrane o di prelievi di osso presi dal paziente stesso. Un esempio tipico di rigenerazione ossea è il rialzo del seno mascellare inserendo a livello del seno stesso del nuovo osso capace di ricreare quella dimensione andata perduta nel tempo.

Oggi l’incremento di osso è comunque sicuramente meno necessario del passato poiché esistono nuove superfici implantari che permettono uso di impianti corti (e gli impianti BICON, utilizzati nel nostro studio, sono i precursori e i più studiati oramai da molti anni) e che riducono sicuramente le procedure di innesto osseo in molti casi ormai superfluo.

COME SI SVOLGE L’INTERVENTO

Gli impianti si inseriscono tramite un piccolo intervento chirurgico normalmente eseguito nello studio odontoiatrico ed in anestesia locale.

Se ritenuto necessario o se richiesta dal paziente è possibile praticare una blanda sedazione per ridurre lo stress ed aumentare il comfort del paziente che comunque rimane sempre sveglio e cosciente (sedazione cosciente). L’intervento non è doloroso ed è paragonabile ad una estrazione dentaria semplice.

Viene incisa la gengiva per esporre l’osso nel quale viene eseguito un foro o pozzetto con frese apposite per posizionare l’impianto prescelto in precedenza. Dopo aver posizionato l’impianto la gengiva viene suturata. Trascorso il periodo di osteointegrazione variabile a seconda dell’osso e della tecnica utilizzata, può essere necessaria una seconda piccola incisione nella gengiva per scoprire l’impianto prima di essere utilizzato come sostegno.

Nella maggior parte dei casi, il giorno dopo è possibile tornare alle proprie occupazioni di tutti i giorni senza alcun problema rilevante.

RISCHI E COMPLICANZE DEGLI IMPIANTI

  • L’utilizzo degli impianti comporta un piccolo intervento chirurgico al quale possono seguire per alcuni giorni disturbi post intervento, come gonfiore, piccoli ematomi specie negli anziani e dolore nella parte interessata ma agevolmente controllati con antiinfiammatori. Esistono anche rischi maggiori associati alla chirurgia ma sebbene possano accadere sono rari. In generale una buona programmazione preoperatoria e tecniche chirurgiche poco invasive permettono comunque di ridurre al minimo eventuali complicanze.
  • La protesi su impianti può risultare più costosa, anche se non sempre, rispetto alla protesi tradizionale o ad altri tipi di protesi.
  • Pur essendo la percentuale di successo nei primi anni intorno al 95% anche nella terapia implantologica esiste il rischio di insuccesso che può verificarsi nei primi mesi – fallimento precoce-per mancata osteointegrazione o, successivamente –fallimento tardivo- per scorretta igiene orale, carico masticatorio eccessivo, o altre cause.
  • I tempi di osteointegrazione degli impianti, da due a quattro mesi o più in casi particolari, allungano i tempi di questa tecnica rispetto a quelle tradizionali.
  • La perimplantite è un’infiammazione localizzata a livello impiantare indotta dall’accumulo di placca e tartaro prodotta quindi da una inadeguata igiene orale. I batteri colonizzano la superfice dell’impianto inducendo la distruzione dell’osso circostante fino a giungere alla sua perdita. Tutto questo come per i nostri denti naturali.

COME PRENDERSI CURA DEGLI IMPIANTI

Una attenta igiene orale associata a controlli regolari è fondamentale per la durata degli impianti che sostengono una protesi fissa o mobile.

  • Spazzolare la capsula o il ponte che ricopre l’impianto dopo ogni pasto come gli altri denti, prestando particolare attenzione alla zona di passaggio tra la protesi e la gengiva.
  • Passare quotidianamente tra dente e dente il filo interdentale (in particolare la sera prima di coricarsi) , in modo da eliminare i residui che lo spazzolino non riesce ad asportare.
  • Se c’è un ponte usare un filo interdentale apposito con estremità rigida , oppure con ago passafilo, che facilita la sua inserzione e aiuta a farlo scorrere nello spazio fra dente e gengiva.
  • Lo scovolino interdentale può essere utile negli spazi interdentali vicini alla capsula o al ponte che ricoprono l’impianto. Usare con ripetuti delicati movimenti dentro-fuori, con maggior accuratezza lungo il bordo gengivale.

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1 - Il trattamento impiantare SIdP

2 - Linee Guida mantenimento implantare